La musicoterapia ha origini antichissime, basti pensare che già gli antichi greci e
romani la usassero per la cura di diverse malattie, come ad esempio per i disturbi
psichici come ansia, stress e depressione. Dopo un periodo abbastanza lungo di apparente oblio di
questa tecnica terapeutica verso il diciottesimo secolo iniziò a riacquistare importanza
per mano di Richard Brocklesby che scrisse il primo trattato sulla musicoterapia
grazie alle sue sperimentazioni. Dopo la seconda guerra mondiale addirittura negli
Stati Uniti venne usata in un programma di recupero dei reduci di guerra fino ad
arrivare nel 1975 che venne riconosciuta come terapia ufficialmente anche dall'Italia.
Le figure professionali nella musicoterapia sono due: il musicoterapeuta è di solito
uno psicologo o un medico che ha l'abilitazione alla pratica della musicoterapia e
si occupa della pratica globale ed in tutti i suoi aspetti della terapia e poi vi è
il musicoterapista che è un operatore che attua la musicoterapia sotto la supervisione
del musicoterapeuta.
La musicoterapia si basa sul principio che tutta la materia è considerata un agglomerato
di energia vibrante, tutti sappiamo che il suono deriva dalla vibrazione di un oggetto che
trasmette le sue onde attraverso l'etere, se questo oggetto che vibra viene posto
vicino ad un altro oggetto anche questo si metterà a vibrare per via delle onde che
si trasmettono, anche se avrà una vibrazione di minore intensità; similmente accade
quando ascoltiamo la musica, anche il nostro corpo vibra impercettibilmente e
istintivamente ci portiamo a sintonizzarci sulla stessa lunghezza d'onda del suono.
Vari esperimenti hanno dimostrato che alcuni toni sonori ad una certa frequenza
stimolano specifiche aree del cervello, come ad esempio in alcuni allevamenti
di galline e di mucche viene diffusa della musica adatta in modo da far aumentare
la produzione di uova e di latte; come anche è stato dimostrato che la pressione
sanguigna e il respiro si normalizzano. E stato anche dimostrato che la musica
ci fa alzare la soglia del dolore facendocelo sopportare meglio perché stimola
la produzione di alcuni peptidi che influenzano le cellule preposte alla percezione
del dolore; anche la produzione di endorfine è aumentata quando si ascolta della
musica adatta, ecco spiegato il relax che proviamo mentre ascoltiamo una certa musica.
Anche se gli studi devono proseguire per appurare appieno le capacità curative
della musica, ad oggi essa è impiegata efficacemente in vari ambiti, come ad esempio
nella cura dell'ansia, dello stress, delle nevrosi, nella depressione, nel nervosismo,
nell'apatia, nella malinconia, nella solitudine, per riacquistare la fiducia in se
stessi, addirittura in alcune patologie corregge il tracciato elettroencefalografico portandolo alla normalità.
Negli individui asociali è consigliata perché stimola la conoscenza e l'interazione
con gli altri, come anche per chi svolge un lavoro creativo va a stimolare la
parte del cervello preposto alla creatività. Anche chi è affetto dal Morbo di
Alzheimer potrebbe avere qualche miglioramento nella sintomatologia della malattia.
In alcuni paesi viene utilizzata durante il parto o durante una seduta dentistica e
i pazienti ne trovano giovamento perché il dolore che avvertono è molto diminuito;
altre volte può essere uno stimolo per un bambino affetto da ritardo mentale suonare uno
strumento, come anche ci è d'aiuto in chi è sempre sotto stress o per lavoro o per altro
qualsivoglia motivo perché ci ricarica, abbassa gli ormoni nell'organismo che sono
la causa dello stress e ci fa riacquistare la nostra naturale vitalità e serenità