
Gia nella bibbia si parla di serpenti di fuoco che non davano pace
agli ebrei durante il loro esodo nel deserto e di come gli afflitti implorassero mosè
di liberarli, si ipotizza che fossero proprio i vermi della Guinea; Agatarchide e
Plutarco del I-II secolo d.C. ci danno testimonianza di alcuni ammalati che avevano
addosso dei serpentelli che mangiavano loro il grasso delle gambe e i muscoli delle
braccia, e che quando si voleva toccarli si raggomitolavano dentro nei muscoli provocando
dei bozzi e pustole molto dolorose; Avicenna parla della vena di Medina perchè molto
diffusa in quella città anche se era diffusa in tutto il medioriente, esso descrive
un piccolo gonfiore nel corpo che si trasforma in una pustola, dalla quale fuoriesce
in un certo momento qualcosa di colore rosso-nerastro che si muove in modo manifesto,
si prolunga sotto la pelle e sembra un animale, anche se altri lo consideravano
un nervo di grandi dimensioni corrotto, si manifestava spesso nelle gambe ma anche
sulle mani e sui fianchi; Georg Hieronymus Velsch (1624-1667) descrive che la malattia
si manifesta con la formazine di una pustola, evolve in un tumore infiammatorio spurio e
poi in una vescica nella quale si poteva osservare il moto del verme; fino ad arrivare
più verso i nostri giorni con Hunter S. Thompson nel suo romanzo Meglio del sesso lo
descrive in questo modo "penetra nel corpo umano con un sorso d'acqua, dopodiché
cresce al suo interno fino a raggiungere una lunghezza di novanta centimetri, a quel
punto è tanto grande e robusto da poter perforare la pelle dall'interno, mostrandosi
per quello che è: un orribile verme rosso con la testa come un cobra, che si
dimena nel tentativo di respirare." Poi anticipando la nostra domanda
del titolo dice "E vero".
Ebbene si, il verme di Guinea esiste davvero, il suo nome scientifico è Dracunculus medinensis,
detto anche dracunculiasi o dracunculosi, dracuntiasi ed è un nematode (verme rotondo), viene
anche detto serpente di fuoco per via del fortissimo dolore che provoca quando fuoriesce
dall'organismo. Fortunatamente noi non dobbiamo preoccuparci a meno che non abbiamo
bevuto acuqa infetta in un paese ad altro rischio come India, Pakistan o alcune
nazioni africane.
Il verme di Guinea è endemico in Medio oriente, Africa tropicale, India, Pakistan e alcune zone dell'America meridionale, l'infezione avviene bevendo acqua infetta di larve o con microcrostacei a loro colta contenenti le larve, queste larve penetrano attraverso la parete dell'intestino, divengono vermi adulti e si spostano nel tessuto connettivo. Quando una femmina gravida migra verso il tessuto sottocutaneo, l'estremità della testa del verme produce una papula dura che va a formare una vescicola che alla fine si ulcera. Quando entra in contatto con l'acqua un'ansa dell'utero si sposta verso l'estremità anteriore del verme e le larve vengono rilasciate, esse sono molto mobili nell'acqua. Se non ci sono complicazioni il verme viene espulso in 1-3 settimane attraverso l'ansa cutanea che si è aperta, effettuando ripetute immersioni in acqua, mentre i vermi che non riescono a raggiungere la cute muoiono e sono riassorbiti o calcificano. L'infezione in genere dura all'incirca un anno dal momento del contagio fino a quando il verme cresce e fuoriesce e/o si hanno i sintomi e vengono riassorbiti o calcificano quelli che non riescono a fuoriuscire. Il verme che provoca l'infezione si chiama Dranculo, è lungo e sottile, il maschio adulto è lungo 4 centimetri mentre la femmina raggiunge dai 50 ai 120 centimetri, ha un diametro di 1-2 millimetri.
Nei paesi dove è diffuso la battaglia per debellarlo è ancora in corso, il problema è che dal verme ingerito sotto forma di larva fino alla sua crescita passa quasi un anno, le campagne per la sua eradicazione in questi paesi sono state comunque molto efficaci, i casi si sono ridotti a pochi migliaia, si è avuto un abbattimento dell'infezione più alto del 99%, ora le regioni interessate sono il Golfo di Guinea e il Sahel (dove si concentra la maggior parte dei casi), la penisola arabica e ad alcune zone del subcontinente indiano; tipicamente i casi si hanno nelle zone aride e semi-aride dove si ha poca disponibilità di acqua potabile. La trasmissione è per lo più stagionale e si ha maggiormente nella stagione secca nelle zone più umide, quando l'acqua scarseggia; e nella stagione delle piogge nelle zone aride quando l'acqua è disponibile.

Generalmente fino a che il verme non cresce abbastanza, cioè durante il primo anno,
non si ha nessun segno, il segno d'esordio coincide con l'eruzione cutanea del verme,
dove è la sacca si hanno forte prurito e un dolore fortissimo, come reazione allergica
ai prodotti tossici che il verme forma nella sacca si hanno: orticaria, eritema,
dispnea, vomito e prurito. Si può avere una grave infiammazione con dolore intenso
se il verme si rompe durante l'estrazione o l'espulsione e le larve si diffondono
nei tessuti. I sintomi finiscono e l'ulcera guarisce una volta che il verme viene
espulso, nella metà circa dei casi si hanno infezioni secondarie lungo il percorso
del verme che è emerso dalla cute, si possono avere anche anchilosi fibrosa delle
articolazioni e contrazioni tendinee.
La diagnosi è ovvia una volta comparsa la testa del verme attraverso l'ulcera sulla
pelle, si può anche stimolare il rilascio delle larve raffreddando l'area ulcerata,
mentre con le radiografie si possono osservare i vermi calcificati.
Per evitare di infettarsi il metodo migliore è quello di bere acqua potabile o se costretti a bere acqua di dubbia potabilità bollirla o filtrarla, la terapia migliore rimane sempre il buon vecchio metodo di estrarre lentamente il verme arrotolandolo su un bastoncino, l'operazione è delicata e richiede anche giorni, la reazione infiammatoria che si ha attorno al verme può rendere l'operazione molto dolorosa; se il verme si spezza durante questa operazione non si può più eliminare e muore nella sottocute, a volte si ricorre anche alla rimozione chirurgica. I farmaci si usano per conbattere l'infiammazione e il dolore , alcuni sembrano anche in grado di favorirne la fuoriuscita. Fortunatamente meno dell'un per cento delle persone colpite riporta danni permanenti, specialmente se il verme viene estratto integro.