Il morbo di Cooley prende il nome dal medico statunitense Thomas Benton Cooley, si tratta di una anemia emolitica che viene trasmessa per via ereditaria, che si caratterizza per una eccessiva persistenza di emoglobina nei globuli rossi nello stadio fetale, si presenta maggiormente nel bacino del mediterraneo e quindi viene detta anche talassemia. E una delle forme più gravi di talassemia, le persone che ne sono affette hanno ricevuto il gene responsabile dalla madre e dal padre.
Il morbo di Cooley si manifesta essenzialmente nell'età infantile, i primi sintomi compaiono lentamente nei primi 2 o 3 anni dalla nascità, con malessere vago e qualche linea di febbre ciclica, o anche modesti episodi influenzale come anche disturbi della dentizione. In un secondo momento nel bambino si presenta un certo pallore e la pelle assume una colorazione giallina, l'appetito diminuisce e la crescita stenta. Ad un esame medico si rileva l'ingrandimento del fegato e della milza (splenomegalia), l'addome risulta alterato come anche la struttura scheletrica.
La diagnosi viene posta con l'analisi medica dei sintomi e dei segni, oltre che con esami strumentali e del sangue.
La terapia del Morbo di Cooley si basa sulla trasfusione di globuli rossi e sulla terapia chelante del ferro, molto importante è la prevenzione, specialmente nelle zone più colpite, basta un semplice esame per capire se due genitori sono portatori sani del gene e quindi c'è il rischio di generare figli con questa patologia. Quando è possibile si ricorre anche al trapianto di midollo osseo.