La colite ulcerosa è un'importante malattia infiammatoria cronica a carico del colon, è simile al morbo di Crohn; è caratterizzata da infiammazione con ulcerazioni multiple al retto, al colon e al sigma, con facilità al sanguinamento, specialmente nel tratto discendente, alterna fasi acute a fasi in cui regredisce, quando si hanno i periodi acuti può seguire la completa guarigione o la cicatrizzazione dei tratti interessati, nei tratti ulcerati quando si ha la rigenerazione dei tessuti, questi hanno l'aspetto di polipi intestinali, pur non essendoli, allora vengono detti pseudopolipi. La causa della sua insorgenza è ancora sconosciuta, essa compare improvvisamente senza nessuna apparente causa. .
Il sintomo principale è la diarrea con presenza di sangue emuco, le scariche diarroiche vanno da 4 o 5 al giorno fino ad arrivare a 20; inoltre sono presenti dolori addominali crampiformi che si accompagnano alla defecazione o essere del tutto indipendenti, le feci sono liquidi o poltacee e nei casi più severi sono costituite da molto sangue, a volte vi si accompagna febbre che può essere più o meno elevata a seconda dei casi. Questi sintomi possono andare da pochi giorni fino a mesi, e possono avere recrudescenze e attenuazione a seconda dei casi e dell'andamento della malattia, ovviamente più persistono e più si va verso un decadimento generale delle condizioni della persona sofferente, fino a poter arrivare a grave disidratazione con carenza di sali minerali, ferro, anemia e ipoprotidemia. Vi è quasi sempre il tenesmo rettale e una dolorabilità della fossa iliaca sinistra. Nella maggior parte dei casi si assite ad una recessione spontanea di tutti i sintomi o ad una completa guarigione, oppure dopo un periodo di relativo benessere, tutti i sintomi riprendono come prima, dopo un periodo di alti e bassi in genere la malattia ha fatto il suo decorso e permane solo una colite (colon irritabile) cronica. Nei pochi casi in cui si aggrava sempre di più si può andare incontro a gravi problemi come la perforazione intestinale con conseguente peritonite, la stenosi cicatriziale, incremento di flora batterica patogena e virulenta, cachessia, forte deperimento generale, tumore maligno e morte.
Per diagnosticarla oltre all'anammesi e all'esame obiettivo il medico ricorre all'esame radiologico e alla rettosigmoidocolonscopia.
I farmaci più impiegati sono il salicilazosulfapiridina, la vitamina B12 e i cortisonici, anche se questi ultimi risultano più utili nelle forme acute e spesso alla loro sospensione si hanno ricadute gravi. Un farmaco capace di debellare la malattia non esiste, allora si cerca con questi di contenere i sintomi e aspettare un decorso positivo, nei casi in cui si hanno emorragia massiva, perforazioni, magacolon tossico, gravi ricadute, durata della malattia da molti anni o altre complicazioni che mettano a rischio la vita del paziente, si ricorre alla chirurgia.