Per infarto cardiaco o del miocardio si intende una necrosi ischemica del tessuto
cardiaco caratterizzata dalla morte delle cellule che vanno a formare il muscolo cardiaco a
causa di una prolungata carenza di ossigeno dovuta ad un interruzione del flusso
sanguigno a causa di un'ostruzione coronarica. Di solito può colpire gli uomini sopra
i 45 anni e le donne sopra i 50.
Spesso la causa di un infarto cardiaco è una trombosi di una coronaria gia lesa
dall'arteriosclerosi che porta ad un graduale e costante accumulo di grasso sulle pareti
delle arterie e quindi si può arrivare all'ischemia dovuta alla maggior facilità
con cui possono formarsi trombi (sangue coagulato per aggregazione piastrinica che
ostruisce completamente l'arteria con conseguente morte dei tessuti a valle).
Una volta ostruita l'arteria i tessuti da essa irrorati vanno incontro a ischemia
e necrosi per il mancato apporto di sostanze nutritive e ossigeno. Il colesterolo
è una delle cause più importanti che può portare ad un infarto quindi dobbiamo cercare
sempre di tenerlo sotto i 200mg/100ml, altri fattori da tenere sotto controllo sono
l'ipertensione, il diabete, l'obesità, il fumo (meglio non fumare proprio) ed evitare
di condurre una vita sedentaria.
Oltre al meccanismo sopra descritto che si verifica nella maggioranza dei casi il sangue
può non arrivare a tutti i tessuti cardiaci anche a causa della rottura di piccole
arterie o all'arrivo di un embolo che occlude il vaso sanguigno o anche da una
costrizione dell'arteria stessa (spasmo), questi fattori però da soli non possono
provocare un infarto se non vi concorrono altri fattori. Più è grande l'arteria che
si occlude maggiore sarà il tessuto cardiaco interessato dalla necrosi, che può arrivare
alla superficie interna o esterna o ad entrambe.
Se è interessata la superficie esterna si potrà andare incontro ad un'infiammazione
del pericardio (membrana esterna che avvolge il cuore) che di solito perfettamente liscio
acquisterà una certa ruvidezza mentra l'infiammazione dell'endocardio può determinare
la formazione di trombi sulla zona lesa che in seguito potrebbero staccarsi e dar luogo
a degli emboli che entrano in circolo col rischio che possano occludere altri vasi
sanguigni in qualunque parte del nostro corpo. Nell'infarto rivestono grande importanza
la sua localizzazione e l'estensione del danno sia per la sintomatologia che per
la prognosi e l'evoluzione della malattia. Quando si ha un infarto possono incorrere
diverse complicazioni alcune anche mortali come la rottura del cuore e altre che
si possono correggere chirurgicamente come la rottura del setto interventricolare o
la rottura di un muscolo papillare con conseguente insufficienza mitralica.
La sintomatologia può variare di molto da persona a persona o venire mascherata
da altri disturbi come possono essere quelli gastrici, alcune volte non si avverte
nessun sintomo mentre altre volte che i sintomi sono molto allarmanti non sempre
corrispondono ad un infarto altrettanto grave. Nella maggior parte dei casi comunque
si avverte un dolore forte al petto simile a quello dell'angina pectoris ma più prolungato
e violento, è un dolore che da l'impressione di schiacciare e immobilizza il paziente
che ha la sensazione di morire. Il dolore sopraggiunge improvvisamente o anche dopo
uno sforzo, un pasto abbondante o anche a riposo specialmente la notte, la persone colpita
è sotto shock. Il dolore si può ache irradiare alla parte sinistra del collo e al braccio
sinistro o anche alle 2 braccia se si tratta di un infarto posteriore; a volte il dolore
si può localizzare nello stomaco (epigrastrio). In caso di infarto questi sintomi non
si attenuano con il riposo ne con l'uso di farmaci dilatatori. Il dolore che si avverte è
dovuto al mancato apporto dell'ossigeno ai tessuti interessati dalla necrosi.
Di norma la pressione si abbassa e la persona collassa a causa della diminuita
funzionalità contrattile del cuore, ci si sente molto spossati pur continuando lo
stato di irrequitezza, la persona ha freddo, è pallida e suda, il polso è frequente e
piccolo. A volte si può avere anche nausea e difficoltà respiratorie. Se si supera
questa situazione ogni disturbo importante cessa. Nella fase iniziale dell'infarto
si può avere anche un aumento della pressione arteriosa, ciò è dovuto all'adrenalina
che il nostro organismo manda in circolo in ogni situazione di emergenza.
In generale può trattarsi di infarto cardiaco ogni dolore che va dall'addome fino
alla mandibola quindi quando si hanno dei dubbi e bene rivolgersi al più vicino
pronto soccorso o chiamare il 118 se siamo impossibilitati a muoverci perché è una
malattia gravata da un alto tasso di mortalità.
L'infarto del miocardio oltre che ad una prima valutazione dei sintomi si diagnostica facilmente con l'elettrocardiogramma (ECG) perchè mostra dei segni caratteristici facilmente distinguibili e con un semplice prelievo sanguigno atto ad individuare il dosaggio di particolari enzimi cardiaci che si alterano in caso di un infarto come la CPK-MB, LDH, TROPONINA, ALT e AST. L'ecocardiogramma invece fornisce informazioni molto dettagliate sull'enstensione dell'area colpita , sulla funzionalità del miocardio e sulla presenza di eventuali complicazioni come la rottura della parete libera o del setto interventricolare, la rottura di capillari o una pericardite. La scintigrafia miocardica perfusionale è importante per indagare la presenza di aree ischemiche reversibili o meno e la presenza delle arterie coronariche nei vari distretti cardiaci.
E importante per la persona colpita da infarto cardiaco che i primi giorni sia ricoverato in un reparto specializzato (unità coronariche) in cui vengono monitorati 24 ore su 24 tutti i parametri vitali e il tracciato elettrocardiografico dove verrà anche seguito da personale specializzato. L'intervento terapeutico mira principalmente ad eliminare al più presto il trombo che ostruisce l'arteria, ciò può essere fatto sia con un intervento chirurgico che mediante terapia farmacologica con l'uso di farmaci come la streptochinasi e la r-TPA che vengono somministrati con una certa cautela per via delle loro controindicazioni. Dopo che si è superata la fase acuta la terapia consiste nel seguire e trattare le eventuali complicanze come aritmie e insufficienza cardiaca, perché si possono presentare qualunque tipo di aritmie, da quelle più innocue alle più pericolose che andranno adeguatamente trattate con gli appositi farmaci come lidocana, isoprotenerolo e amiodarone. Quando invece una persona infartuata sviluppa un insufficienza cardiaca si impiegano gli apparecchi per l'assistenza circolatoria parziale tipo la contropulsazione con il palloncino intraortico o addirittura la circolazione extracorporea parziale prolungata con pompe centrifughe e ventricoli artificiali. Dopo aver superato la fase critica e in assenza di eventuali complicazioni il paziente può riprendere gradualmente la sua vita pressoché normale salvo diverse diverse disposizioni mediche che variano da paziente a paziente.