La flebotrombosi è una patologia in cui si formano trombi (coaguli di sangue) nel lume di una o più vene, per cause non di natura infiammatorie, che possono essere: modifiche della parete venosa, alterazioni della coagulazione del sangue o anche un rallentamento del flusso sanguigno; dette condizioni si hanno con più frequenza nelle persone che già sono in cattive condizioni generali, come diabetici, operati di recenti, sofferenti di cuore e altri.
La flebotrombosi colpisce maggiormente gli arti inferiori, e in misura minore le vene pelviche, i rami della vena porta e altre; il trombo che si forma aderisce in maniera poco stabile alla parete, per questo può aversi un distacco dello stesso con una certa facilità, andando così a formare un embolo che trasportato dal sangue, va ad occludere un vaso, rischiando di impedire completamente l'afflusso sanguigno; questo trombo, se con il tempo non si discioglie, viene invaso da tessuto connettivo, e così si trasforma in una piccola massa fibrosa, con possibile formazione di piccoli vasi sangugni, che ristabiliscono in parte la corrente sanguigna. I disturbi variano in base alla sede e alla portata della vena interessata; in genere si ha turgore del letto vascolare venoso, edema, cianosi e dolore di intensità variabile, se il vaso è piccolo i sintomi possono essere anche assenti. Le complicazioni possono essere anche severe, come in caso di embolia polmonare.
La diagnosi viene posta tramite la visita medica, lo studio dei sintomi, venografia e l'ecografia doppler; per aumentale l'accuratezza della diagnosi si ricorre anche alla pletismografia.
La terapia è farmacologica, mirante a risolvere lo stato infiammatorio con antibiotici e a migliorare la fluidità del sangue con anticoagulanti. Danno sollievo all'arto anche il tenerlo in posizione sollevata e applicandogli impacchi caldo umidi. In alcuni casi, quando il vaso è importante o per prevenire il rischio di embolie, si interviene chirurgicamente per ristabilire la pervietà del vaso.