L'avvelenamento da fosforo è una intossicazione che può essere acuta o cronica dovuta all'ingestione di fosforo o di suoi composti, qui parliamo del fosforo giallo, in quanto quello rosso non è tossico; esso interferisce nel normale metabolismo cellulare, compromettendone pesantemente il normale funzionamento, specialmente nel fegato, dove si avranno alterazioni necrotiche e degenerative, la dose letale è di 50 mg.
L'avvelenamento da fosforo acuto si menifestano dopo un'ora circa dall'avvenuta ingestione, con diarrea, vomito e dolori epigastrici, l'alito e il vomito hanno un odore simile all'aglio; dopo 2 o 3 giorni si manifesta l'ittero, con aumento di volume del fegato, oliguria (diminuzione dell'urina), emorragie, diarrea, vomito e morte entro qualche giorno, a causa della necrosi epatica che porta ad una grave disfunzionalità dell'organo (fegato). L'intossicazione cronica viene anche detta fosforismo, può essere dovuta a somministrazioni protratte o eccessive di alcuni farmaci o anche all'esposizione cronica ai vapori di fosforo, come può accadere per alcune categorie di lavoratori. Essa si manifesta con stitichezza e diarrea, insufficienza epatica, dolori all'epigastrio, ittero, disturbi motori e sensorialo del sistema nervoso periferico e lesioni necrotiche dell'osso mascellare.
La patologia si diagnostica con lo studio dei sintomi, la visita medica, una eventuale ecografia epatica per verificare eventuali danni e lo studio dell'eventuale incidente o ambiente di lavoro che possono far sospettare un eventuale avvelenamento.
La terapia per l'avvelenamento da fosforo acuto deve essere approntata con urgenza, richiede in primo luogo la lavanda gastrica, poi si somministreranno emetici, del carbone attivo, un purgante salino, il gluconato di calcio e altri medicamenti per alleviare i sintomi. In caso di avvelenamento da fosforo cronico la terapia richiede in primo luogo l'allontanamento della persona dalla fonte di intossicazione e poi si applicheranno i presidi medici adeguati.